La chiazza ti la fera… e non solo.

Piazza IV novembre, “Lu sitili”, è stata per molti di noi “polvere di vita”… passione, storia, umanità. Oggi, al contrario, quella piazza è muta: non parla e non ascolta, non è più teatro di confronto e discussione, non è più crogiuolo di incontri politici ed elettorali.
Quando eravamo ragazzi era il luogo di esperienze e conoscenze. Si passava tutti da lì, tornando da scuola, o per andare alle prime riunioni del Partito o del Sindacato. Oppure si stazionava per leggere i manifesti che annunciavano i film del fine settimana. Erano i primi anni del cinema Nibbio e del cinema teatro Ariston.
La domenica pomeriggio poi ci si riuniva per ascoltare dalle radioline dei bar le voci stentoree di Enrico Ameri e Sandro Ciotti di “tutto il calcio minuto per minuto”.
Era il cuore pulsante di Mesagne, piena di botteghe e negozi che arrivavano fino alla vicina piazza Criscuolo che era la piazza delle “barberie”. Per non parlare poi della “fera ti li cappotti” che, ogni anno, dalla terza domenica di novembre fino al mercoledì successivo (giorno di mercato settimanale) diventava momento di aggregazione tra le persone.
È stata soprattutto il centro politico della città. Dalle sedi del PCI e della DC, una di fronte all’altra, gli altoparlanti annunciavano comizi, manifestazioni, appelli e la piazza si riempiva di gente che accorreva per assistere ai confronti politici. Così è stato dal dopoguerra fino agli anni ’70. Restano memorabili i “vivaci” confronti tra Sante Semeraro del PCI e l’Avvocato Rosario Defrancesco dell’area moderata, sul finire degli anni ‘50.
Per non parlare dei comizi che hanno visto avvicendarsi dirigenti dei vari Partiti. Purtroppo, non ci sono riscontri che quella piazza abbia ospitato anche Giuseppe Di Vittorio, capolista del PCI nel 1953, o lo stesso Bruno Trentin, capolista del PCI nel 1958 ma, nonostante ciò, è impressionante la lista di personalità di rilievo che si sono susseguite.
Da dirigenti nazionali del PCI come Terracini, Reichlin, Macaluso e Chiaromonte (senza dimenticare dirigenti regionali come Giovanni Papapietro e Antonio Somma) a Mario Marino Guadalupi del PSI, Giovanni Malagodi del PLI, Giovanni Spadolini del PRI e Clemente Manco del MSI.
La DC poi era solita chiudere le campagne elettorali proprio in Piazza IV Novembre affidando il palco a Italo Giulio Caiati, mentre il PCI le chiudeva in Piazza Porta Piccola, con la “pasionaria” Lina Perrucci.
Già agli inizi degli anni ’80 però, i comizi si svolgevano in Piazza Porta Grande. Ricordo quelli di Giorgio Napolitano, Giovanni Berlignuer, Massimo D’Alema e Nichi Vendola.
Piazza IV Novembre è stata inoltre luogo di incroci tra chi cercava lavoro e chi lo offriva, il cosiddetto “mercato delle braccia”. Dalla parte opposta del campanile dell’orologio si radunavano i vari gruppi: quello de “li vagnuni ti l’acqua alla pompa” (i giovanotti alle prime armi con il lavoro agricolo), poi “li zappatori”, “li trainieri” e i potatori, infine i lavoratori specializzati addetti alla messa a dimora di tendoni e spalliere, tra cui solo per citarne alcuni: Ottaviano Distante, Damiano Falcone, Iaia Battista, Ciccillo Calcagno.
Nei paraggi, si posizionavano – per pagare il salario ai braccianti – anche i “fattori” delle aziende agricole.
Per trent’anni tutto è avvenuto in quel quadrato di città e, leggendo i libri e i documenti storici, appare chiaro come fosse così anche durante gli anni che divisero la Prima Guerra Mondiale dalla Seconda.
Oggi, in quest’era di grandi trasformazioni e innovazioni tecnologiche la piazza si è trasferita in altro “luogo” e in questa fase particolare che stiamo vivendo, con le restrizioni e il divieto di assembramenti per arginare la pandemia del Covid-19, è ancora più forte e struggente vederla così vuota, soprattutto pensando a com’era prima, pullulante di gente e di vita.

15 novembre 2020
Cosimo Zullo   

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